Werter Morigi (Forlì, 1915-1990)

“Riflessi di tramonto” cm 70 x 50, olio su tela


“Un baffone di campagna" - diceva Ariosto Gheller di lui - "Un curioso filosofo del pennello." Morigi lo si incontrava di notte per le strade di un mondo che è sempre stato il suo studio, una simpatica leggenda colorata, che rappresenta quel genere di pittori di ieri, alle prese con un lavoro sofferto e gioioso al contempo, ispirato da neve e sole, da autunni e primavere. I suoi quadri tracciano un sentiero attraverso cromatiche riflessioni sulla natura, il prossimo, le cose, il creato e il creatore. Egli fuggiva notorietà e successo ed era disturbato dalla acquisita popolarità che non gli consentiva di continuare, come sempre, a fare solo ciò che voleva: " Per giocare, come lui diceva, con pennelli e colori." Un artista vitalissimo, medium cromatico del messaggio ideale della pittura materica agli uomini, col quale si è caparbiamente costruito uno spazio importante nel mondo dell'arte, pur preferendo il fuoricampo dai mercati e gallerie private. Il gioco delle ricette cromatiche dell'universo che Werther Morigi ha interpretato, è stato diretto dalla regia di un paio di pupille verdi, veloci e luminose. Dalle sue grandi mani contadine sono nati panorami indescrivibili, colori impossibili, poesie impronunciabili, brezze, calure e gelate. Il filo infrangibile tra il pittore, nato all'Ospedaletto di Forlì nel 1915, e la propria terra, emerge in ogni sua opera L'Archivio del Corpus Opera Omnia è diretto dal dinamico figlio dell'artista, il dott. Walter Morigi che, in quindici anni, dopo la mancanza del padre, ogni anno coinvolge pubblico e critica in inedite mostre tematiche con lo scopo di presentare e spiegare ogni opera del padre. I buoni risultati si devono ad una espressione artistica capace di trasmettere, con uno spirito ricco di immensa carica vitale, l'inclinazione in grado di toccare i sentimenti e le emozioni del pubblico. 

WERTER MORIGI - Riflessi di tramonto

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