Sergio VACCHI (Castenaso, 1925 – Siena, 2016)

 

“crochi azzurri”, olio su tela, cm 50 x 50, 1972

 

Sergio Vacchi nasce a Castenaso, nel bolognese. Di origini contadine[viene fin da bambino mandato a studiare a Bologna dove frequenta il liceo classico al Collegio San Luigi dei Padri Barnabiti. Di carattere solitario e inquieto, legge molto. Si iscrive a Giurisprudenza ma dopo due esami lascia l'università per dedicarsi a tempo pieno alla pittura. Inizia da autodidatta e segue delle lezioni private nello studio del pittore Garzia Fioresi. Nel 1946 affitta uno studio in via Borgonuovo, dipinge contrapponendosi alla visione pittorica di un'importante personalità bolognese dell'epoca: Giorgio Morandi. In particolare, secondo alcune fonti, la scelta di grandi tele è da leggersi come rifiuto del piccolo formato "borghese" dei quadri di Morandi. Frequenta la facoltà di Lettere per assistere alle lezioni dello storico Roberto Longhi. In quegli anni conosce Francesco Arcangeli, allievo del Longhi, che diventa suo amico, promotore e confidente. Nel 1951 espone la sua prima personale alla Galleria del Milione di Milano. Infatuato della pittura di Van Gogh, subisce fortemente l'influenza del Picasso di Guernica e del postcubismo, appassionandosi del connubio tra ricerca formale e impegno sociale. Tra il 1952 e il 1955 abbandona le suggestioni picassiane a favore del naturalismo, dedicandosi ad un dialogo solitario con la natura e con la luce naturale, dipingendo paesaggi padani. La ricerca pittorica lo porta verso la poetica dell'lnformale e una pittura violenta e istintiva che distingue le sue opere tra il 1956 e il 1962. Nel 1958 è alla Biennale di Venezia. Nel 1958, la mostra di pittura contemporanea italiana a Copenaghen, e l'esposizione alla Contemporaries Gallery di New York lo fanno conoscere a livello internazionale. Nel 1959 si trasferisce a Roma dove resta fino al 1997. Nel 1964 la Biennale di Venezia dedica a Vacchi una sala personale. Nel 1968, in piena contestazione, Vacchi abbandona il tema del potere e si dedica per cinque anni al "Ciclo del pianeta", che si concluderà nel 1973 con l'immensa tela "Finisterre". Nelle sue opere Vacchi si rifugia nel sogno, nelle visioni surreali e fantastiche, fatte di uomini, donne, animali, ma anche di strani corpi contorti e avvinti, in un paesaggio deserto e abbandonato. Gli anni settanta e ottanta sono intensi di lavoro e manifestazioni: si susseguono numerose le esposizioni nelle gallerie italiane e aumentano i saggi critici di storici e amici. Nel 1973 a Roma la Galleria il Gabbiano espone la tela Finisterre l'ultimo quadro del ciclo del Pianeta eseguito nel 1972. 

Nel 1974 il suo immaginario pittorico continua ad evolversi con un nuovo ciclo, quello delle Piscine lustrali: sono tele dense di contenuti sensuali ed erotici in cui compaiono le presenze costanti di tre-colonne fallo avviluppate in un'atmosfera cupa e desolata. Rari e solitari personaggi abitano questi spazi nebulosi e fumosi, in cui le esalazioni delle piscine ormai inquinate e infette ci riportano alla memoria gli inferi danteschi. 

Sempre nel 1974 Vacchi è presente alla mostra Itinerario mitologico con catalogo a cura di Giuliano Briganti presso la Galleria dell'Oca di Roma insieme a Boecklin, de Chirico e Savinio. La Galleria d'arte moderna di Bagheria ospita nel 1977 un ciclo (circa 50 tele) che Vacchi realizza, in questo stesso anno, ispirato alle visione mostruose di Villa Palagonia. Tra il 1978 e il 1979 esegue una serie di dipinti intitolata i Capricci: si tratta di opere su supporto ligneo raffiguranti in particolare modo conchiglie o entità amorfe disperse in ambientazioni sabbiose e crepuscolari. I colori a cui Vacchi affida il proprio discorso artistico sono sempre quelli metallici dell'oro e dell'argento. Al 1980 risalgono una serie di opere raffiguranti i Tetti di Roma, sono quadri incentrati sullo studio della luce e del colore in particolari ore del giorno: dai tramonti con i rossi che tendono al bruno, o quelle dell'alba con tonalità degli ocra. Sempre negli anni Ottanta inizia il ciclo delle Porte iniziatiche, si tratta di vere porte di legno che l'artista usa come supporto di pittura; la porta in questo caso è vista come simbolo di ambiguità: movimento doppio, metafora degli arrivi e delle partenze, del passato e del futuro. Dal 1983 al 1986 Vacchi è impegnato in un nuovo ciclo Stanze della Nekyia. Sono personaggi rappresentati in luoghi chiusi, appunto in interni di stanze, circondati da pochi oggetti; l'utilizzo dell'oro va aumentando in queste tele che acquistano preziosità grazie anche alla trattazione minuziosa degli sfondi. Nel 1988 Vacchi riscopre Marcel Proust: lo rilegge e inevitabilmente lo reinterpreta. Nascono una serie di dipinti su questo grandissimo letterato: il pittore lo raffigura più volte danzante, circondato da ballerini spettrali, mentre cinge come compagna di ballo una guerriere a testimonianza della solitudine del genio, dell'estraniamento. Negli anni ottanta, realizza anche una serie di ritratti, lavoro che ha continuato fino al primo decennio del duemila; si tratta di immagini di amici e personaggi da lui amati e ammirati: Samuel Beckett, Franz Kafka, Alberto Savinio, Francesco Arcangeli, Giuliano Briganti, Roberto Tassi, Otto Dix, Greta Garbo, Francis Bacon e molti altri. 

Nel 1990 a Castenaso viene organizzata una grande mostra antologica. Nel 1991 con introduzione di Francesco Gallo presso la Galleria d'arte moderna di Paternò Caos, informale, eros. Opere 1948-1990. Sempre nel 1991 Nicola miceli cura a S. Croce sull'Arno la mostra: Subsidenze. Maledetti e romantici. Nello stesso anno la città di Viareggio gli rende omaggio nell'ambito del LXII Premio Letterario Viareggio-Repaci. Il 6 febbraio 1993 sposa la compagna Marilena Graniti dopo una convivenza di otto anni. Conosciuta nel giugno del 1977 in occasione di una sua mostra presso la galleria Il Centro di Ancona, Marilena diviene da quel momento la sua musa ispiratrice, la protagonista indiscussa delle sue tele. Nel 1993 l'artista inizia un nuovo ciclo pittorico intitolato Leonardo Codice Verso. Il ritorno e l'andata. Queste tele narrano un surreale ritorno di Leonardo da Vinci in Italia, nella nostra epoca tecnologica.  Nel 1994 il Palazzo della Permanete di Milano ospita la mostra: Sergio Vacchi. Itinerario nei suoi miti. 1948-1993 con contributi critici di Barbara Rose, Francois Dossier, Erich Steingraber. Nel 1996 la Galleria Spazio Italia di New York organizza una personale dal titolo Sergio Vacchi. Virtual life, presentata dalla critica Barbara Rose. Nello stesso anno la mostra antologica allestita al Palazzo della Permanente di Milano, viene spostata al Boca Raton Museum di Miami (Florida). Nel 1997 Vacchi compie un nuovo trasferimento: lascia Roma per andare a vivere in Toscana, nei dintorni di Siena. Qui, presso il Castello di Grotti nasce la Fondazione Sergio Vacchi con lo scopo di realizzare attività multidisciplinari: mostre, conferenze, spettacoli teatrali, concerti. In questi anni l'artista continua ad eseguire ritratti di amici e soprattutto intensifica quelli attribuiti alla mitica Greta Garbo che diviene protagonista di un nuovo ciclo: la vita camaleontica di questa grande attrice, il suo travestitismo e bisogno di distanza dalla vita mondana hollywoodiana, stimolano la creatività di Vacchi. Nel 2001 Vacchi espone presso l'Andito degli Angiolini di Palazzo Pitti e nel 2002 dodici disegni e un autoritratto vengono acquisiti dal museo degli Uffizi. Nel 2003 si inaugura alla Galleria Comunale d'Arte, Palazzo del Ridotto di Cesena, l'antologica Greta Garbo e Sergio Vacchi. Nel 2005 presso il Museo Leonardiano a Vinci viene presentato al Pubblico un grande ciclo realizzato tra il 1993 e il 1997: Leonardo Codice Verso. Il ritorno e l'andata. 

SERGIO VACCHI - Crochi azzurri

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